07/06/2005

Riceviamo e pubblichiamo

Tempo di referendum sulla procreazione assistita

 

Uomo, natura e scienza

 

L’uomo è l’essere più completo che la Natura abbia mai creato, che si eleva per razionalità e sentimento, aspetti complementari che lo distinguono da qualsiasi altro essere vivente. L’uomo è l’unica creatura che Qualcuno ha dotato di ragione per offrirgli la possibilità di conoscere ciò che, come lui, è stato creato e lo circonda. La ragione è quindi un potente strumento che l’uomo deve essere in grado di utilizzare al meglio. Ritengo che, per tale fine, sia necessaria la consapevolezza di riconoscere l’esistenza di “infinite cose che la sorpassano”. Questa citazione del filosofo rinascimentale Pascal è fortemente attuale. Concordo nel fatto che la scienza sia il risultato più straordinario del nostro secolo, ma l’uomo non è soltanto ragione e quindi a questo punto ha il dovere di fermarsi a riflettere fin dove con la ragione abbia il diritto di  superare l’eticità, ossia quell’aspetto dell’essenza umana che fa tale l’uomo. Il progresso scientifico potrebbe condurlo al di là di ciò che madre Natura gli ha concesso e tale consapevolezza comporta paura e incertezza, ma perché? Perché l’uomo si trova di fronte ad un’epoca dominata da una ragione che non riconosce i propri limiti e proprio per questo debole e insicura.Ora l’uomo si sente padrone della natura e nel diritto di imitarla in ogni sua forma. La supremazia umana sulle leggi naturali è un problema e, per alcuni, un traguardo così vicino che personalmente mi inquieta. L’uomo è creatura, non creatore, e per questo deve limitare il suo ruolo nel mondo a ciò che gli è stato concesso: di conoscere, non di dominare. Mi turbano particolarmente le affermazioni della Rita Levi Montalcini che “non accetta che al cervello vengano messi chiavistelli” e che abbia fatto della scienza il suo Dio. Questo è il primo passo verso la distruzione: la scienza non può essere Dio per gli uomini, la scienza è uno strumento per l’uomo, subordinato all’uomo.”Sapere è potere” diceva il filosofo Bacone, ma dove non arriva la ragione, cioè a capire le proprie limitazioni, deve arrivarci l’uomo. La concezione dell’uomo onnipotente si prospetta come il tempo buio per l’intera umanità, dove la ragione perde il suo lume, ossia il suo “quid sine qua non” questa può essere considerata mezzo di conoscenza nelle possibilità ad essa concesse dal vero creatore: la Natura.

 

Isabella C., 18 anni, studentessa

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